La parola zen significa meditazione silenziosa (zen in giapponese, chan in cinese e dhyana in sanscrito).

Definisce una delle principali scuole del Buddhismo Mahayana del Giappone (Scuola zen Soto) che privilegia la pratica della meditazione seduta la quale risale all'esperienza del Buddha Shakyamuni che, duemila e cinquecento anni fa, realizzò il risveglio.

Tale pratica contiene l'essenza del suo insegnamento, il cui messaggio ha una portata universale.

La pratica consiste essenzialmente nel "solo sedersi", "semplicemente seduti" di fronte al muro, e questo è chiamato zazen o shikantaza. Non è basata su dogmi né su ideologie. La semplice conoscenza dei testi non è sufficiente per la comprensione dello zen.

Lo zen propone una pratica-realizzazione che apre l'accesso diretto alla conoscenza intima di se stessi.

Questa pratica ci è stata trasmessa da generazioni di patriarchi e di maestri, da maestro a discepolo, da persona a persona.

In tal modo, il monaco indiano Bodhidharma importò la pratica della meditazione in Cina nel V secolo. Poi, nel XIII secolo, lo zen Soto arriva in Giappone, introdotto da Eihei Dogen. Nel 1967, Taisen Deshimaru andò in Francia per diffondere la pratica dello zen, come gli aveva richiesto il suo maestro, Kodo Sawaki in fin di vita. Attingendo la sua forza ed energia da questa pratica, lo zen segna con la sua impronta tutti i momenti della vita. Così zazen è l'apprendimento di una saggezza che si mostra in ogni istante nel respirare, camminare, dormire, mangiare, lavorare, pensare, vivendo in armonia con gli altri e l'ambiente.

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